Cantos de Huexotzingo
(Messico)
La Guayana venezuelana, territorio centro orientale del Venezuela, a sud dell’Orinoco, è una delle regioni più antiche e più interessanti del pianeta.
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| Gran Sabana (Venezuela) "Tepui" Angel |
E’ unica per i suoi paesaggi, e le sue peculiari caratteristiche ne hanno fatto un luogo particolare per l’ambientazione di molti film sulla giungla, sui dinosauri e sugli extraterrestri.
Essa è costituita da un immenso basamento roccioso denominato tecnicamente Scudo della Guayana, vecchio più di tre miliardi di anni (risalente all’era Archeozoica o Precambriana) e caratterizzato da un’estrema quiete tettonica.
Sopra questo scudo oceani e fiumi, attraverso milioni di anni, hanno depositato migliaia di metri di quelle rocce le quali, attraverso altri milioni di anni, sono state erose e levigate lasciando questo paesaggio unico sul quale, tra l’altro, si sono creati ecosistemi praticamente isolati dalla pianura e di enorme interesse.
Sconfinati altopiani che si elevano dalla pianura con pareti verticali che superano i 1000 m. di altezza sui quali affiorano i Tepuy (casa degli dei, nella lingua degli indios locali), montagne tipiche ed esclusive di questi luoghi la cui cima non è a cuspide ma a meseta, a tavoliere, ovvero a forma piatta, come se fosse stata tagliata di netto ad una certa altezza. ...
Gli speleologi venezuelani avevano scoperto alcune grotte in certe zone dei suoi altopiani nelle quali normalmente non dovrebbero formarsi per la bassissima solubilità delle rocce quarzitiche che li costituiscono; ma qui l’acqua ha avuto tutto il tempo di sciogliere anche queste durissime rocce e formarne alcune veramente straordinarie.
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| Gran Sabana (Venezuela) "Tepui" |
Lisa e Saverio sono venuti in Venezuela dall’Italia circa una settimana fa facendo coincidere il loro viaggio con l’inizio della stagione secca che è la più favorevole per inoltrarsi nella Gran Sabana, sebbene in questo periodo può sempre verificarsi qualche tempesta ritardataria.
Adesso si trovano in questa parte del mondo unica ed ancora misteriosa, ancora poco esplorata e stanno percorrendo il Parque Nacional Canaima nello stato Bolivar in una stupenda giornata (fino a mezz’ora fa): l’intensità e la brillantezza della luce diffusa dal sole del tropico era tale da non consentire di guardare senza la protezione di occhiali.
Il fuoristrada che hanno noleggiato a Puerto Ordaz è certamente il mezzo ideale per avventurarsi nella Gran Sabana: da loro una sensazione di sicurezza e protezione soprattutto quando il tracciato precario si inoltra in tratti di fitta foresta e di tanto in tanto scompare, cancellato dalla pioggia.
Questo straordinario ed avventuroso viaggio che nell’ultima tappa li dovrebbe portare ai piedi della cascata più alta del pianeta: il Salto Angel, una colonna d’acqua che cade per circa un km dalla cima dell’Auyan Tepuy, dovrebbe assolvere alla funzione di fare chiarezza, una volta per tutte, su alcuni aspetti fondamentali del loro burrascoso rapporto.
Saverio aveva voluto fortemente quest’avventura, nonostante le resistenze di Lisa, perché contava sulla complicità di questa natura selvaggia, magnetica ed affascinante, di questo luogo che evoca emozioni ataviche e che dovrebbe fungere da volano per una definitiva apertura da parte di Lisa, che lui considera condizione imprescindibile per reimpostare la loro unione.
Ma vi era anche un altro motivo: avevano vissuto in questo Paese per alcuni anni (a cavallo tra i ’70 e gli 80’) della loro gioventù, quando ancora “beltà splendea” negli occhi loro.
Saverio considera il Venezuela la sua seconda Patria nella quale ritornava dopo circa trent’anni, grazie a questa opportunità; a Lisa invece non interessava nulla di questo Paese, anche per questo aveva accettato con riserva, conformemente alla sua natura.
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| Gran Sabana (Venezuela) "Tepui" |
… Lisa è sempre stata così e Saverio ci ha fatto l’abitudine, lei lascia decidere agli altri dopo aver insinuato ed inserito la sua opinione, il suo indirizzo, poi si adegua ma lasciando ad intendere che se qualcosa va male la colpa sarà solo tua e conserverà sempre un atteggiamento di critica e di difesa.
Saverio però c’è sempre, è la sua spalla forte, il suo rifugio perché sa che darebbe la vita per lei e sa anche che è un uomo di potere, come direbbe Don Juan (lo stregone di una tribù Yaqui del Messico centrale) di cui parla Castaneda, lo scrittore antropologo latinoamericano che ha vissuto quasi 15 anni con lui per essere iniziato alle pratiche dello sciamanesimo.
Un uomo di potere, secondo Don Juan, è un uomo che si lascia trasportare dalla Corrente del Tao, per dirla in termini orientali, cioè vive gli eventi senza contrastarli, ma in maniera consapevole perché ha acquisito la coscienza della Via, del Sentiero, come direbbe Jinarajadasa (teosofo singalese dello Sri Lanka).
Da tempo Saverio non si meraviglia più di nulla, ma non da nulla per scontato, anche se vive la sicurezza, per certi aspetti confortante, che tutto è stabilito, ma solo per grandi linee.
Egli è convinto che la quantità di libero arbitrio è proporzionale al grado di evoluzione individuale.
Crede addirittura che si può arrivare a stabilire la propria morte, d’accordo con un Piano Superiore, o finanche superare questa esperienza dissolvendo il proprio corpo con un atto del pensiero, ma è anche certo che questa sia meta per pochissimi eletti.
Erano finalmente soli con loro stessi, cosa che non accadeva da troppo tempo, soli ed immersi in quella natura mentre attraversavano le regioni dei cercatori d’oro e di diamanti; erano soli quando avevano sostato a S. Elena de Uairén (ai confini col Brasile) e alla Missione dei Frati Cappuccini di Kanavayén, luoghi che Saverio già conosceva per esserci stato molti anni prima durante una escursione alla ricerca di se stesso, ma che adesso aveva trovato alquanto diversi per l’avvento del turismo (anche se molto limitato e peculiare).
Erano finalmente soli con loro stessi, cosa che non accadeva da troppo tempo, soli ed immersi in quella natura mentre attraversavano le regioni dei cercatori d’oro e di diamanti; erano soli quando avevano sostato a S. Elena de Uairén (ai confini col Brasile) e alla Missione dei Frati Cappuccini di Kanavayén, luoghi che Saverio già conosceva per esserci stato molti anni prima durante una escursione alla ricerca di se stesso, ma che adesso aveva trovato alquanto diversi per l’avvento del turismo (anche se molto limitato e peculiare).
Sono soli anche adesso nel cielo straordinariamente azzurro e terso dell’Amazzonia venezuelana nel quale, fino a mezz’ora fa, erano estesi in ordine sparso cumuli di nuvole grigiastre ed imponenti, della stessa imponenza ed immanenza del maestoso Arai Tepui che cominciano ad osservare al loro orizzonte.
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| Gran Sabana (Venezuela) Salto Angel |
La natura, tutto intorno a loro, incredibilmente bella, seria ed accogliente sembrava trasmettergli il piacere di ospitarli; ma poi, in pochi minuti è arrivata la tempesta ritardataria: le nuvole si sono raccolte, sono diventate improvvisamente grigio scuro, il cielo si è riempito di fulmini, un fragore immane ha sostituito il silenzio eloquente e suggestivo della Savana ed è venuta l’apocalisse.
Per loro fortuna sono stati sorpresi dalla tempesta quando ormai erano ai piedi del Tepui.
Adesso la stessa natura sembra essergli rivoltata contro senza apparente motivo: trombe d’aria rumorose, raccapriccianti ed una pioggia torrenziale li minacciano da ogni direzione, sembrano cercarli; ma la grotta che hanno visto per caso alla loro destra mentre cercavano disperatamente un anfratto e nella quale si sono affrettati a rifugiarsi offre un riparo eccellente a loro ed al fuoristrada.
Qui i rumori della tempesta arrivano incanalati dalla stessa ed unica direzione e creano un contrasto profondo e misterioso con il silenzio ed il senso di quiete della grotta che si estende alle loro spalle: l’indifferenza dell’ambiente interno con quanto sta accadendo all’esterno li colloca in mezzo tra due mondi perfettamente integrati tra loro per l’assenza di rumori e la calma che li caratterizza in condizioni normali, ma in totale antitesi in questo momento.
L’atmosfera è tale che i due hanno la timorosa sensazione di trovarsi nel luogo e nella condizione ideale nei quali si potrebbe verificare qualche fenomeno inconsueto: sembra come se tutto ciò che li circonda si stesse preparando per qualche strano evento che si manifesterà da un momento all’altro.
Dovranno trascorrere ancora un po’ di tempo qui dentro prima che la bufera si calmi; a Saverio viene voglia di esplorare la cavità che non sembra addentrarsi di molto. Lui è convinto che non dovrebbe trovare animali pericolosi perché la foresta è lontana, in ogni caso sa di poter sempre contare sul machete e sulla ’38 che si è procurato, così propone a Lisa di seguirlo.
Camminano per qualche minuto scavalcando a più riprese un ruscelletto di acqua limpida e pulita e si addentrano in un tunnel a forma trapezoidale del tutto simile, anche nelle dimensioni, all’Antro della Sibilla cumana, il quale sembra scavato da esseri umani dal punto più distante dall’entrata e che da l’impressione di voler attraversare l’intero Tepui.
La mancanza di aperture su un lato (caratteristica dell’Antro della Sibilla), conferisce però a questo tunnel, un aspetto angosciante e spaventoso, molto più d’effetto rispetto a quello, tuttavia misteriosamente attraente.
Lisa è a dir poco meravigliata da questa strana somiglianza e facendo sfoggio delle sue reminiscenze letterarie, ma soprattutto per esorcizzare l’effetto sinistro che sembra aleggiare davanti all’entrata del tunnel, recita per Saverio alcuni versi dell’Eneide che sembrano adattarsi perfettamente al luogo ed alla circostanza:
“Intanto Enea verso la rocca ascese, ove in alto sorgea di Febo il tempio, e là dov'era la spelonca immane dell'orrenda Sibilla, a cui fu dato dal gran Delfo profeta animo e mente d'aprir l'occulte e le future cose”.
Lisa aveva per natura la tendenza tormentosa e martirizzante a vedere o ad attribuire a priori un aspetto oscuro alle cose, anche a quelle belle e piacevoli per definizione; in questo caso però non aveva tutti i torti.
Percorrono una trentina di metri e si trovano in un’altra grotta pressappoco delle stesse dimensioni della precedente. Le loro torce elettriche illuminano un ambiente dalle forme bizzarre e maestose che sembrano opere d’arte costruite da mani sapienti.
Guardando verso l’esterno lo spettacolo appare irreale: il tunnel è in linea con l’accesso alla grotta, intravedono il muso del fuoristrada e la tempesta che stravolge la Savana; effettivamente sembra di aver fatto un quantum lip (un salto quantico) e di trovarsi in un'altra dimensione.
Saverio si appoggia un attimo su di una grossa pietra quasi tonda situata in adiacenza alla parete e collocata su di un gradone naturale sopraelevato di circa un metro rispetto al piano della grotta ed è investito da una forte corrente d’aria che attrae la sua attenzione.
Lisa si avvicina ed insieme capiscono che il masso nasconde un passaggio; decidono di spostarlo, ci riescono con enorme fatica quel tanto che basta e scoprono che in effetti nasconde un corridoio in salita molto lungo: il fascio di luce delle loro torce, piuttosto potenti, viene completamente assorbito dal buio circa una decina di metri più avanti ma gli permette di scoprire che l’accesso, che è angusto, si allarga dopo qualche metro consentendo di camminare quasi eretti.
Bisogna entrare a quattro zampe, si inoltrano non senza qualche timore e dopo un paio di metri di gattonaggio arrivano nella parte più ampia e camminano piuttosto agevolmente. Il loro orizzonte visibile si allunga ad ogni passo, ma aumenta anche il timore, perché il budello appare molto più lungo di quanto avessero immaginato.
Lisa avanza con difficoltà e fatica, ma con le movenze e la prudenza di un bradipo, tra le pareti lisce ed il selciato irregolare, segno evidente che da qui è passata molta acqua e che ancora ci passa, come dimostrano anche le piccole ed innumerevoli pozze formatesi grazie a qualche pezzo di roccia incastratasi durante il rotolamento.
Saverio teme che con un forte temporale, come quello che li sovrasta, ma dal quale sono ormai isolati anche acusticamente, potrebbe verificarsi un improvviso allagamento; omette di dirlo a Lisa, tuttavia pensa che forse sarebbe opportuno interrompere l’esplorazione e tornare indietro per non correre rischi.
Ma qualcosa di indefinibile lo spinge a continuare; in ogni caso decide che torneranno indietro appena avranno raggiunto quella che gli appare come una stanza, perché è stato attratto da un anfratto stretto ed alto che spacca la parete della stessa a loro visibile dal punto nel quale si trovano.
L’anfratto sembra tanto stretto da consentire a mala pena il transito di una persona, ma pare essere la prosecuzione di un percorso naturale e da esso proviene una luce molto debole che indica la prossimità di un’uscita.
Ad occhio stimano di aver ormai camminato per circa cento metri in salita, anche se non particolarmente ripida, ma finalmente arrivano nella stanza.
Qui, dove adesso si trovano, l’ambiente è alquanto secco e completamente buio, nondimeno la debole luce che si insinua attraverso la strettoia, impedita dal buio profondo ed angosciante della stanza, appare quasi come un bagliore alle loro pupille dilatate, perché i suoi limiti sono netti, dal momento che i fotoni non riescono a profanarne la profondità.
Ma poi scoprono che non è esattamente come credevano perché guardando alle loro spalle notano che le particelle lo hanno profanato quel buio e rimbalzano su piccoli pezzi di roccia levigata ed umidificata da costanti infiltrazioni che si trovano sulla loro traiettoria e nell’angolazione giusta per rimbalzare verso di loro: l’effetto è straordinario perché crea luccichii inaspettati che appaiono e scompaiono ad ogni loro minimo spostamento e che stranamente gli infondono un senso di sicurezza e di conforto.
La curiosità di Saverio aumenta e travalica il timore dell’ignoto.
Lisa vorrebbe interrompere l’esplorazione e gli ricorda la promessa di tornare indietro, ma lui insiste nel continuare e lei si lascia convincere a seguirlo, però solo dopo che lui sarà passato dall’altra parte.
Questa volta Saverio giura a se stesso, oltre che a Lisa, che appena avrà visto l’origine di quella luce torneranno indietro e raggiungeranno il fuoristrada.
Un senso di inquietudine lo attanaglia mentre attraversa la strettoia perché non ha nessuna idea di cosa possa esserci dall’altra parte, ma soprattutto perché pensa che le due pareti, che improvvisamente gli sembrano dotate di vita propria, potrebbero avvicinarsi da un momento all’altro e schiacciarlo come una pulce.
Per sua fortuna le pareti sono rimaste al loro posto durante l’attraversamento, mentre lui si è trovato d’improvviso in uno spazio molto ampio e rischiarato da una luminosità decisa che viene da una grossa apertura più o meno rettangolare che comunica la grotta con l’esterno.
Dice a Lisa di raggiungerlo ed insieme godono di questa splendida visione: adesso si trovano al piano terra di una gigantesca casa naturale, ampia come un anfiteatro, la cui altezza massima approssimativa è di circa dieci metri.
E’ costituita da solide e lisce pareti di roccia che circondano i tre diversi livelli di stratificazioni i quali formano tre enormi gradoni perfettamente pianeggianti in cima, sui quali si sarebbero potuti costruire altrettanti mini appartamenti.
Quello più in alto è il meno esteso e si trova a circa quattro metri dalla volta; quello più in basso occupa fino a metà della grotta.
Questo imponente monolite a gradoni è quasi totalmente isolato dal resto della grotta da un laghetto largo 5 o 6 metri e profondo all’incirca un metro, la cui acqua immobile e straordinariamente limpida è quasi invisibile.
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| Gran Sabana (Venezuela) Wei Tepui, panorama |
Non hanno più la necessità di raggiungere il fuoristrada perché qui non corrono il rischio di finire annegati o travolti da un improvviso allagamento così, prima di dare un’occhiata agli appartamenti, decidono di vedere l’esterno e si avviano all’uscita; nel frattempo il cielo si sta aprendo con la stessa velocità con la quale si era chiuso, si sentono solo i rumori di tuoni lontani e già torna ad imporsi il sole tropicale con la sua luce intensa e brillante.
Si trovano così su di un loggia meravigliosa dall’estensione approssimativa di 500 o 600 metri quadrati, con massi di roccia affioranti che sembrano statue, con alberi e macchie di verde erbacee/arbustive disposte in modo tale che sembrano progettati da un architetto esperto in giardini.
Anche qui c’è un laghetto naturale poco profondo e di un centinaio di metri quadrati di estensione, il cui fondo è formato dalla roccia levigata che sembra una pavimentazione appositamente costruita.
Saverio osserva che il laghetto è alimentato da un corso d’acqua perenne; lo deduce dall’incavo nel quale scorre. L’incavo fuoriesce dalla piscina all’estremità opposta e scompare in una infossatura alla base del bordo di roccia che delimita la loggia e che è alto più o meno un metro.
La loggia è in leggera salita fino al bordo della barriera di roccia, oltre la quale, da questa posizione, i due vedono l’immensa e stupenda estensione della pianura ma gli è preclusa la vasta zona immediatamente sottostante.
Si avviano curiosi ed ansiosi verso il bordo dopo essersi ripresi da questa incantevole visione e guardando la zona che prima gli era preclusa scoprono di trovarsi alla sommità di una parete perpendicolare a circa 15 o 20 metri dalla pianura sottostante, sotto la quale c’è la grotta nella quale si erano rifugiati. Poi affacciandosi scoprono la stupenda e quasi irreale cascata che affiora sulla parete esterna dall’infossatura alla base del bordo di roccia.
Capiscono che qui sopra si può arrivare solo scalando questa parete oppure dalla grotta sottostante come avevano fatto loro.
Ma loro hanno scoperto per puro caso il passaggio il cui accesso era chiuso dal macigno, è quindi logico pensare che su questa loggia siano i primi esseri umani ad esserci arrivati, forse dopo centinaia di anni e che qualcuno, chissà quando, ha occultato quel passaggio.
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| Gran Sabana (Venezuela) Laguna Canaima |
Saverio ha la sensazione che la bellezza e l’autorevolezza del paesaggio che stanno osservando liberi Lisa dal senso dell’angoscia che caratterizza la sua esistenza e che le infonda una nuova voglia di vivere, come del resto anche a lui.
Mentre si perde in cotanta maestosità pensa che non potrebbe verificarsi condizione più favorevole per iniziare un discorso con Lisa.
Pensa che potrebbero sedersi su quelle rocce e soli, isolati da tutto e da tutti, potrebbero finalmente chiarire i dubbi che hanno caratterizzato una vita di convivenza durante la quale più volte Lisa aveva ripetuto che doveva aspettare i suoi momenti per aprirsi con lui, ingigantendo di volta in volta l’incertezza sulla sua onestà nei suoi riguardi.
Improvvisamente il pensiero di Saverio comincia a galoppare come un cavallo pazzo impegnato in una corsa che non conosce ostacoli e che ha l’incredibile potere di condensare il tempo.
Questi luoghi sembrano accentuare questo potere; qui la percezione del tempo si altera stranamente: il passato diventa presente e si impone con la stessa forza con la quale essi si impongono.
Saverio rivede oltre trent’anni di vita in comune senza sequenza temporale, tutti insieme, durante i quali è stata sistematicamente calpestata la sua dignità con impossibili bugie, omissioni, tendenziosità.
Ma la sua “corsa” è interrotta bruscamente da una alterazione dello spazio antecedente all’entrata della grotta, verso la quale si è sentito misteriosamente spinto a guardare.
L’entrata sembra improvvisamente sigillata da una barriera magnetica invisibile che però distorce tutto ciò che vedono dalla loro posizione all’interno della grotta; Saverio è perplesso e dice a Lisa di guardare in quella direzione per verificare se anche lei vede la stessa cosa.
Dopo qualche secondo di osservazione Lisa lo rassicura dicendo, con tono canzonatorio:
“è chiaro che la distorsione è dovuta all’azione del calore e all’umidità diffusa per la recente pioggia no?”.
Ma non sembra molto convinta; però in questa circostanza la paura per l’ignoto le fa omettere di evidenziare il lato oscuro, ovvero il dubbio che deriva dal fatto che la distorsione, del tutto simile a quella che si nota all’orizzonte di un deserto infuocato, avrebbe dovuto manifestarsi tuttalpiù in prossimità dell’entrata della grotta, mentre quella che stanno osservando riguarda solo l’interno.
Poi, all’improvviso, mentre continua a prodigarsi nella spiegazione con dettagli scientifici per distrarre l’attenzione, l’alterazione scompare interrompendo il suo sorriso sarcastico.
E’ accaduto indubbiamente qualcosa di strano, ma probabilmente si tratta solo di qualche fenomeno fisico che non riescono a spiegarsi.
In ogni modo l’incidente è chiuso e decidono di entrare per esplorare l’interno; tuttavia, sarà per l’influenza delle tendenze metafisiche di Saverio che lo inducono a cercare sempre motivazioni al di la, ma quando oltrepassano l’accesso lui sente un formicolio su tutta la sua persona che gli da un brivido del quale non fa accenno a Lisa per non essere deriso, nota però che anche lei ha sentito qualcosa di strano che gli sembra abbia volutamente preteso di ignorare.
Saverio si convince che la magia intrinseca di questi luoghi alteri in qualche modo la percezione, magari richiamando immagini perdute nell’inconscio e fa in modo che la spiegazione lo soddisfi, quindi distoglie l’attenzione.
Perdono il senso del tempo mentre esplorano con minuziosità ogni angolo, attratti da colori, forme ed odori indescrivibili.
Qui potrebbero trovare anche oro e diamanti, anche questa fa parte della regione dei cercatori di professione, o sarebbe meglio dire di avventura.
Questo pensiero li rende ancora più attenti nell’osservazione e dopo un po’ capiscono che ormai cercano solo qualche luccichio particolare; pensano all’unisono di essere stati contagiati dalla febbre dell’oro e ridono insieme di questa debolezza.
In un impeto indomito si stringono in un abbraccio raro e sincero come la natura nella quale sono immersi; forse non si sono ancora persi, forse è ancora possibile ritrovarsi!
Quest’abbraccio estemporaneo estranea Saverio dal suo contorno, gli ritorna in mente Marquez: «Tieni chi ami vicino a te, digli quanto bisogno hai di loro, amali e trattali bene, trova il tempo per dirgli mi spiace, perdonami, per favore, grazie e tutte le parole d'amore che conosci».
Perché non l’ha mai fatto con Lisa?, perché non si sono mai detti ti amo?, ed anche i resto?, perché lo hanno dato per scontato?.
Pensa ancora che: «Sempre c'è un domani e la vita ci dà un'altra possibilità per fare le cose bene, ma se mi sbagliassi e oggi fosse tutto ciò che ci rimane, mi piacerebbe dirti quanto ti amo, che mai ti dimenticherò», pensa di dirglielo proprio così, ma ottusamente ed inspiegabilmente non lo fa.
In tutti questi anni le è stato vicino, si è allontanato ed è ritornato, dimostrandole implicitamente che aveva bisogno di lei; l’ha amata, ma non glielo ha mai detto, come del resto neanche lei l’ha mai detto a lui.
Si sono trattati molto più male che bene e mai hanno trovato il tempo di dirsi mi spiace, perdonami, per favore, grazie.
Adesso sembra irrimediabilmente tardi, troppo rancore si è accumulato negli anni, da quando Saverio ha scoperto qualche sua scappatella; ma non è per questo che lo serba.
Egli non riesce a perdonarle di essersi ostinata a nasconderglielo per un anno intero (quando lo scoprì) nonostante l’evidenza logica, spingendolo a pensare di se stesso di essere affetto da sindrome di gelosia patologica, ossessiva.
Non riesce a dimenticare che Lisa, una volta scoperta, ha ipocritamente giocato con la sua vita sostenendo che era stato lui a spingerla all’infedeltà.
Qui, in questo luogo, potrebbero ricominciare, rincontrarsi, ma se non si verifica quella definitiva apertura che faccia finalmente luce su alcuni aspetti fondamentali del loro rapporto, se Lisa non fa questo passo sostanziale, indispensabile, a cui lui anela da decenni, non sarà possibile.
Saverio pretende che Lisa mantenga fede alla promessa che si fecero ancora ragazzi (promessa che lui aveva onorato) di confessarsi eventuali distrazioni senza riserve.
Per lui questa costituisce l’ultima opportunità per provare a rivalutarla ed amarla come fosse una estensione di se stesso, ovvero com’era all’inizio, perché non avrebbe senso continuare il loro attuale menage basato sul dubbio.
E’ vero, quella era una promessa fatta da due ragazzi, perdipiù in un’epoca molto particolare in cui si affermava in Italia l’ideologia lungimirante dei Figli dei fiori e degli Hippy (eredi della Beat Generation), e quella dispotica e reazionaria del comunismo, il quale si sostituiva all’etica, all’estetica, alla religione e finanche ai sentimenti: in una parola al pensiero libero.
In quel contesto, in quel fermento, quella promessa assumeva una valenza profonda perché avvertiva sulla tendenza ossessiva di quell’ideologia a spingere alle distrazioni: i comunisti prospettavano alle donne la possibilità di riappropriarsi del proprio sesso (usavano questa terminologia), nel senso di non considerare libero (nel senso di libera scelta) un legame o la fedeltà sessuale, perché in contrasto con i principi di base dell’ideologia i quali ammettevano una sola fedeltà e nessun altra: quella, appunto, all’ideologia.
Paradossalmente per non considerare libero un legame affettivo, in particolare quello sessuale, bisognava liberalizzarlo, cioè renderlo libertino (senza naturalmente dirlo in maniera esplicita).
L’ideologia comunista si prospettava come la vera, unica ed assoluta libertà che l’individuo potesse mai ottenere nell’ambito della società ed i suoi accoliti, compresa Lisa, ne erano fermamente convinti.
Goethe sosteneva che “nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo”, esattamente in questa condizione si trovavano i comunisti italiani, secondo Saverio.
Egli sapeva che Lisa era particolarmente esposta a quei rischi dal momento che era affascinata da quegli ideali attraverso i quali aveva trovato la giustificazione morale per concedersi quelle esperienze alle quali non aveva potuto avere accesso perché si era legata a lui ancora troppo giovane.
In ogni caso, quantunque potesse sembrare il contrario per la forte gelosia che lo assillava, Saverio era tendenzialmente un Figlio dei Fiori, un Hippy: era libero ed estremamente aperto; tra l’altro non cercava un referente, un capo che pensasse e decidesse per lui, come l’ideologia comunista si proponeva per i suoi accoliti.
Egli si considerava, per certi aspetti, un “Vagabondo del Dharma” alla stregua di Kerouac, Burroughs e gli altri antesignani della Beat Generation della California del dopoguerra, ma modernizzato, più pragmatico, più evoluto.
Saverio, conformemente al pensiero hippy (fortemente influenzato dalle Dottrine orientali), non concepiva l’infedeltà sessuale tra due persone che hanno scelto di compartire la loro esistenza, perché la riteneva vile ed ipocrita.
Ancora adesso pensa che nulla accade per caso, le distrazioni sessuali, anche quelle apparentemente occasionali, indicherebbero l’inizio della dissolvenza naturale dell’impulso che ha determinato l’unione.
Secondo lui durante il corso della vita insieme si può scoprire di non essere esattamente compatibili come si credeva all’inizio, e quando è questa cognizione che ci spinge alla distrazione non si può parlare di infedeltà, ma di tradimento si, se non si è avuto il coraggio di comunicarlo all’altro, anche se è causa di grande sofferenza.
Saverio restava, dunque, ideologicamente un hippy; non era e non era mai stato vittima del kitsch, come lo intende Kundera (nell’Insostenibile leggerezza dell’Essere), ovvero nella sua accezione di ideale estetico, colonna portante ed emblema dell’ideologia comunista che pretendeva di eliminare dal campo percettivo tutto ciò che con essa era in contrasto e che non era ad essa ipocritamente sottomesso.
Lisa invece era di quelle persone che costituivano l’antropocentrizzazione di quel kitsch, del quale erano vittime più o meno inconsapevoli molti intellettuali di rispetto perché esso si prospettava e si imponeva in modo subdolo, con il suo volto umano e la pretesa di costituire il punto di arrivo dell’evoluzione sociale.
Oriana Fallaci sosteneva che “Il grande malanno del nostro tempo si chiama ideologia e i portatori del suo contagio sono gli intellettuali stupidi”.
Eppure, a periodi alterni, Lisa si era fidata della sua maggiore apertura, della sua sagacia e del suo amore, ma era vittima di un quid indefinibile che conformemente alla sua natura kitsch teneva ben custodito nei meandri del suo subconscio e che Saverio aveva inutilmente cercato di far affiorare per consentirle di rimuoverlo radicalmente e definitivamente.
Erano poco più che adolescenti quando si trovarono genitori di un bellissimo bambino sul cui volto e sul cui corpicino la natura aveva impresso fin da subito tutta la sua magnificenza, la loro purezza e la potenza della loro gioventù.
Ma erano inesperti e quindi vittime innocenti delle proiezioni ossessive e psicotiche della società di quel tempo; anche i loro stessi genitori avevano inciso profondamente nel loro rapporto interferendo in maniera inappropriata e colpevole, anche loro avevano proiettato le loro ossessioni e le loro paure sulla loro unione, evidentemente perché non sufficientemente evoluti o troppo egoisti per superarle.
Lunghi e numerosi sono stati questi anni di attesa per Saverio, nel frattempo i loro figli diventavano adulti e loro diventavano nonni, ancora giovani, ma nonni, e la tanto agognata apertura da parte di Lisa non si verificava mai; quell’apertura a cui si è fatto accenno e che lui aveva posto come condizione imprescindibile per dimenticare definitivamente il passato ed iniziare di nuovo secondo un principio di sincerità basato sulla tolleranza e sulla comprensione reciproca.
… Non si può mettere una pietra sopra ad un passato sbagliato senza prima averlo svelato ed analizzato, perché solo in questo modo gli errori possono essere accettati e metabolizzati. Diversamente le ombre del dubbio e della menzogna non si dissolvono ed agiranno come un tarlo occupando la maggior parte del proprio tempo, distogliendo e disturbando la mente.
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| Gran Sabana (Venezuela). Tepui dallalto |
Decidono di esplorare il resto dell’Anfiteatro anche con la segreta ed inconfessata speranza di trovare una pepita o un diamante e si arrampicano sul primo appartamento.
Da questa prospettiva, a circa tre metri di altezza dal piano della grotta, si riesce a vedere una sponda del laghetto esterno e Lisa nota un arbusto che non ricordava di avere visto; si meraviglia perché e formato da fiori dalle forme molto vivaci e colorate, difficile da dimenticare in così breve tempo.
Insospettita e timorosa chiede a Saverio se lui lo ricordava ma il silenzio e la sua espressione sorpresa costituiscono una risposta allarmante per Lisa la quale gli ordina di andare immediatamente via da quel posto.
“Ma dai! Cosa vuoi che sia, magari abbiamo avuto accesso in un universo parallelo”.
Cerca di tranquillizzarla, ironizzando, Saverio.
Ma la sua risposta ottiene l’effetto contrario e Lisa appare spaventata oltre misura. Deve faticare non poco per convincerla che di qualunque cosa si tratti, ormai sono li, fanno parte di quel tempo, di quel momento. Poi promette di salire all’ultimo piano solo per vedere cosa c’è e torneranno al fuoristrada.
Mentre si arrampicano, in un impeto di rassegnato coraggio, Lisa gli chiede spiegazioni sui passaggi di fase che potrebbero consentire l’accesso a diverse dimensioni.
Saverio è a dir poco sorpreso: in tutti gli anni che hanno vissuto insieme non le aveva mai fatto una sola domanda inerente ad argomenti del genere e nemmeno si era mai data il disturbo di indagare sulle sue tendenze spiritualistiche ed orientaliste, che sono sempre stati di interesse primario per lui.
In realtà Lisa aveva paura di aprire la sua mente a simili cognizioni e ne era rimasta ossessivamente in disparte, nonostante gli innumerevoli tentativi di Saverio di stimolare il suo interesse.
L’arrampicamento al terzo livello è piuttosto difficoltoso per la mancanza di agilità di Lisa, ma alla fine si trovano in uno spazio di una trentina di metri quadri, perfettamente asciutto, anzi secco; notano subito dei massi che sembrano adagiati in maniera da formare un tavolo con un sediolino collocato in prossimità del bordo e restano sconcertati.
La natura potrebbe avere fatto questo scherzo, ma sembra più opera di un uomo, inoltre hanno la sensazione che sia stato utilizzato da poco; gli sembra addirittura di avvertire l’onda psichica di una presenza umana che si irradia dal sediolino.
Lisa non dice nulla ma è spaventata, abbraccia Saverio alle spalle e questi mette istintivamente la mano sulla ’38, ma non c’è nessuno e non si vede nessun anfratto dal quale potrebbe arrivare qualcuno, così si calmano, almeno in apparenza.
Iniziano, dunque, una minuziosa e prudente esplorazione: cercano prevalentemente impronte ma non ve ne sono, tutto il pavimento è simile ad una lastra di roccia levigata ed anche il tavolo con il sediolino.
Non c’è assolutamente nulla di strano, di anomalo, eppure avvicinandosi al sediolino Saverio avverte un brivido, ma non di paura, o perlomeno non solo: ha la sensazione di essersi avvicinato troppo ad una sorta di barriera invisibile, che per analogia gli fa tornare alla mente quella di cui ha avuto percezione visiva poco prima, ma di questa sente gli effetti sulla pelle come una sensazione di fresco frizzante.
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| Wormhole. Rappresentazione tridimensionale |
Da questa prospettiva sembra di trovarsi su un trono, si domina dall’alto tutto lo spazio della grotta e la parte visibile del laghetto interno costituisce una piacevole e distensiva visione; l’enorme entrata sembra una porta di accesso per un altro mondo, un mondo di luce.
D’improvviso l’intera area della grotta appare illuminata da miriadi di luccichii piccolissimi ed omogenei, come se l’aria in essa contenuta brillasse, tuttavia loro non sono toccati da questi luccichii che sembrano invece rimbalzare ad una distanza uniforme di una decina di centimetri dai loro corpi, formando una specie di aura luminescente attorno a loro.
I due esperimentano una sensazione di incredibile leggerezza, dopo quella più affliggente di spavento per l’ignoto, che li distoglie da quella e li rende in qualche modo euforici.
Lisa chiede a Saverio, con un filo di voce tremolante e appena percepibile:
“cosa sta succedendo”?
“Non lo so, non ne ho la più pallida idea”.
E’ la risposta lapidaria e poco rassicurante di Saverio, la cui mente era già immersa in una ricerca spasmodica nelle sue limitate conoscenze di fisica per tentare di capire; ricordava distintamente di avere letto che: “Sulla base di alcune teorie sono stati elaborati alcuni nuovi modelli cosmologici uno dei quali prevede l’esistenza di un universo ciclico senza un inizio nel tempo e senza una fine, in un alternarsi ininterrotto di contrazioni e di espansioni (così dovrebbe essere il nostro universo). Esso sarebbe confinato entro due membrane tridimensionali (si potrebbe immaginare come due spessi cartoncini identici piatti e paralleli) che evolvono nel tempo (cioè nella quarta dimensione) e fluttuano in una quinta dimensione entro la quale agisce la forza di gravità mentre le altre sei (ipotizzate dalla teoria delle stringhe), sarebbero piccole e arrotolate entro la trama spaziale. Le particelle che stanno all’interno delle due membrane evolverebbero in modo indipendente ma potrebbero anche interagire attraverso la particella mediatrice della forza di gravità, il gravitone, il quale oltre che agire all’interno della Brana (le brane sono le cosiddette "membrane" n-dimensionali ipotizzate dalla M-teoria: la teoria che unifica la relatività alla meccanica quantistica) potrebbe passare da un universo all’altro movendosi probabilmente a spirale intorno ad una delle altre dimensioni ipotizzate”.
Solo teorie certo, perdipiù dall’apparenza alquanto cervellotica. Ma se fosse veramente così?
Se fosse vero che una particella infinitesimale può spostarsi da una dimensione all’altra a suo piacimento allora questo potrebbe accadere in ogni istante ed in ogni luogo o elemento dell’intero universo, tuttavia per qualche arcano meccanismo noi potremmo non averne coscienza diretta se non in rarissime circostanze.
Queste idee ossessionano Saverio il quale pensa che loro non sono semplicemente due gravitoni, ma certamente sono assoggettati alla forza di gravità, come qualunque altro elemento del pianeta, ma potrebbe esserci qualche relazione tra questo e quello che sta accadendo attorno a loro?
Effettivamente è difficile immaginarlo, ciò nondimeno l’idea che ce ne potesse essere qualcuna assilla Saverio per il quale nulla è assolutamente impossibile perché in realtà, anche ciò che nei fatti sembrerebbe estremamente improbabile, può accadere.
Egli non esclude a priori la possibilità che per qualche strana combinazione di elementi si potrebbe effettivamente avere accesso ad universi paralleli.
Mentre Lisa è in estasi per lo sconcerto egli si conforta perdendosi nelle sue elucubrazioni: pensa che le leggi della fisica non sono immutabili, come credevano i fisici dell’ottocento, la cui concezione deterministica esprimeva la fondamentale esigenza umana di certezze in un mondo che si scopriva instabile e volubile.
Lui era nato e viveva da sempre nell’incertezza della realtà e ne percepiva l’indeterminazione, per lui non esistono limiti, se non quelli dell’insufficienza delle sue conoscenze e per estensione di quelle umane, per lui due più due non deve dare come risultato necessariamente ed esclusivamente quattro.
Saverio viveva da sempre nella convinzione profonda che la natura non è affatto quello che sembra ma qualcosa di enormemente più complesso e difficile da comprendere: l’influenza della cultura orientale e dei suoi apprendimenti di fisica, avevano mutato radicalmente e definitivamente la sua concezione dello spazio/tempo, con tutte le conseguenze immaginabili.
Adesso stava pensando che la fisica, per spiegare il comportamento non deterministico (quindi non prevedibile) delle particelle subatomiche fu costretta ad ammettere che il loro moto si poteva spiegare solo in termini probabilistici ed inventò la meccanica quantistica, il cui emblema è il Principio di Indeterminazione del fisico tedesco Heisemberg, secondo il quale non è possibile effettuare una misurazione su una particella infinitesimale senza perturbarne lo stato, cioè la posizione spaziale o la velocità del moto.
Ne “L’amore perduto e la teoria dei quanti” di Crumey (fisico e scrittore inglese) aveva letto che, secondo il fisico austriaco Schrödinger: «le funzioni d’onda, ovvero la rappresentazione dell’“ampiezza di probabilità" (ossia una quantità incerta o sconosciuta), dello stato fisico del sistema quantistico, cambiano in modo prevedibile finché nessuno le osserva ma non appena avviene una misurazione le onde “collassano” misteriosamente in uno dei salti quantici di Heisenberg; cosicché un elettrone (gli elettroni ruotano a velocità prossima a quella della luce attorno all’atomo) è dovunque ed in nessuna parte finché interagisce e lascia la sua impronta nell’universo» (nel frattempo potrebbe anche essersi fatta una scappata in altre dimensioni o universi, pensava ingenuamente Saverio).
Aveva letto anche che: «Il fisico danese Bohr lo spiegava dicendo che non appena gli si da una sbirciatina, la funzione d’onda collassa, lasciando al suo posto un’unica storia dell’Elettrone.
Un Elettrone comprende così tante narrazioni parallele che può essere dovunque fin quando non lo si osserva e non si fissa la sua storia specifica, ovvero il luogo in cui si trova; quindi si pone la domanda: la funzione d’onda è un oggetto reale oppure è una descrizione della realtà? La risposta stravolgente è che può essere entrambe le cose».
L'energia, o la materia (si deve considerare che entrambe costituiscono due aspetti della medesima realtà fisica, secondo l’equazione di Einstein: E=mc2), nella sua conformazione infinitesimale può dunque fluttuare, pensava Saverio, comparendo e scomparendo all'improvviso e velocemente, comunque senza dare il tempo allo sperimentatore di misurarla; in questo modo non verrebbero contraddette le leggi fondamentali della fisica che enunciano la conservazione della materia e dell'energia.
E’ proprio sulla base di queste premesse, continuava a pensare Saverio, che i fisici ritengono che l'universo possa essersi manifestato dal vuoto quantistico (praticamente dal nulla), in conseguenza di una casuale fluttuazione energetica.
Anzi, all'interno di questa ipotesi, gli universi esistenti potrebbero essere in gran numero e forse addirittura infiniti, e moltissimi potrebbero essere anche quelli che si stanno formando attualmente.
Saverio si spingeva anche oltre nelle sue elucubrazioni, valutava anche altre ipotesi, magari meno scientifiche; pensava che gli universi paralleli sono una deduzione teorica, ma se esistessero davvero e la nostra mente avesse in qualche modo la facoltà di connettersi con essi magari anche inconsciamente e generasse essa stessa la facoltà di creare un passaggio più o meno stabile oppure semplicemente una fluttuazione momentanea?
Oppure, più verosimilmente: se per una serie di circostanze, in un determinato luogo, in un determinato momento si verificassero condizioni fisiche tali da far fluttuare lo spazio ad esso inerente, come il nostro mondo macroscopico enormemente più esteso, consentendo il passaggio da un universo all’altro?
Si può escludere tassativamente che tutto ciò potrebbe avvenire anche a livello macroscopico? Pensava. E’ inverosimile considerare che cose del genere possano accadere dal momento che noi e l’intero universo che ci circonda siamo energia e materia, cioè siamo costituiti da una quantità inimmaginabilmente grande di questi sistemi quantistici nei quali queste cose accadono normalmente e costantemente?
Forse si potrebbero spiegare così i casi di déjà vu e le scomparse di uomini e mezzi (aerei, navi) in diverse parti del pianeta.
In una escalation parossistica di ricordi e reminescenze gli venne in mente di essere venuto a conoscenza di un esperimento, che si era detto, documentato dall’esercito americano, compiuto con una nave da guerra durante la seconda guerra mondiale allorquando, creando un intensissimo campo magnetico, i militari fecero scomparire il vascello (ed anche l’equipaggio) che fu visto per pochi attimi in un porto a centinaia di chilometri di distanza, salvo riapparire al proprio posto poco dopo.
Pensava, dunque, che potrebbe anche accadere che per un attimo o anche più qualche volta entriamo senza nemmeno accorgercene, oppure occupiamo, senza rendercene conto (e senza che neanche l’altro se renda conto), il corpo di un nostro alter ego che vive in un universo parallelo dove si verificano gli stessi eventi del nostro, magari con solo alcune piccole varianti e differenziazioni spazio/temporali.
Però se gli universi paralleli sono infiniti allora sono infinite anche le varianti: in uno di essi, ad esempio, Hitler potrebbe avere vinto la seconda guerra mondiale; e se loro fossero penetrati proprio in uno con varianti fondamentali come questa?.
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| Animazione spazi Calabi-Yau |
Saverio era entrato in una fase di timore, quasi di paura perché se queste ipotesi fossero attendibili, se qualcosa del genere fosse quello che sta accadendo a loro, la domanda sarebbe: come fare per tornare indietro, al proprio posto, … nella propria storia dal momento che in questo caso ci sarebbero entrati con i loro corpi e non con una proiezione delle loro menti?
L’angoscia assumeva proporzioni insostenibili; Lisa gli si è stretta ai fianchi terrorizzata, incapace di profferire parola, cercando un contatto il più completo possibile con il suo corpo fino ad ostacolare i suoi movimenti.
Per tentare di tranquillizzarla Saverio le spiega sinteticamente, ma questa volta con estrema serietà, quello che ha pensato in pochi attimi fino ad ora, fornendole un’interpretazione plausibile, quantunque difficile da accettare, ed accentuando il fatto che l’aura formata attorno ai loro corpi dal rimbalzare dei luccichii potrebbe indicare che in qualche modo sono tenuti isolati dal loro contorno, come due spettatori.
Poi accade l’inconcepibile, l’improbabile, l’inspiegabile: improvvisamente sul sediolino si materializza una figura umana che sembra una proiezione olografica intenta a scrivere con un notebook del tutto simile a quello di Saverio, al fianco del quale è adagiato un manoscritto di una certa consistenza.
La spiegazione fornita da Saverio sembra trovare forma, sostanza: adesso la sensazione di trovarsi in una sorta di camera di proiezione olografica nella quale sembra possibile interagire limitatamente con la realtà circostante, è netta e Saverio lo pensa ad alta voce per renderne compartecipe Lisa ed evitare che il terrore le faccia perdere il controllo.
Si avvicinano con cautela e circospezione per vedere i lineamenti dell’uomo e la sorpresa diventa sgomento quando la sua figura appare ben definita ma assolutamente trasparente ed incredibilmente somigliante a Saverio il quale, nello stesso istante, avverte una stretta incredibilmente forte da parte di Lisa le cui braccia lo cingono all’altezza dello sterno e gli tolgono il respiro.
Ma non c’era bisogno che glielo togliesse Lisa con la sua poderosa stretta perché Saverio il respiro lo aveva già interrotto da se per l’evento imprevedibile e per la curiosità.
Appare subito evidente che l’alter ego di Saverio non avesse nessuna percezione della loro presenza; questo particolare focalizza l’attenzione del Saverio originale il quale si configura immediatamente una spiegazione logica in funzione delle sue precedenti riflessioni: per chissà quale motivo si è aperto un passaggio dimensionale ma in maniera tale da risultare una sovrapposizione, una sorta di finestra che gli consente di assistere ad un evento che si sta verificando nello stesso istante (forse) in chissà quale regione dello spazio.
Di ciò rende immediatamente edotta Lisa nel tentativo di tranquillizzarla perché ormai ondeggia per la paura, sballottata dalla sua inconsapevolezza, come una foglia d’autunno in balia del vento.
Saverio si libera con dolcezza dalla morsa di Lisa, mentre il suo alter ego continua indifferente e raccolto a scrivere sul notebook; si gira lentamente verso sua moglie per parlarle guardandola negli occhi ed infonderle sicurezza, ma Lisa si sposta a sua volta in modo che il corpo di suo marito si trovi sempre tra lei e l’uomo della caverna, per indugiare nell’illusione puerile di essersi sbagliata, che non è vero niente di quello che hanno appena visto.
Lisa è letteralmente sconvolta, stordita, non sa cosa pensare mentre Saverio, per reazione, mantiene un controllo estraniante e le dice di conservare la calma e di restare in osservazione.
Con cautela si avviano (Lisa è incollata al marito) per curiosare su quello che il cavernicolo sta scrivendo, ma la porta dimensionale si rivela instabile ed a tratti la figura con il suo contorno perde consistenza per poi riacquistarla.
Riescono a dare un’occhiata (Lisa sbirciando da un fianco di Saverio) al frontespizio di quello che sembra un libro sul quale l’alter ego stava apportando una correzione.
Notano una bella foto raffigurante una tavola di legno ben conservata e lucidata, agganciata su una parete nella quale sono impresse le frasi di una breve e bellissima poesia di una tribù di Indios messicani il cui titolo è “Cantos de Huexotzingo”:
”¿solo asì he de irme?
¿como las flores que perecieron?
¿nada quedarà en my nombre?
¿nada de mi paso aquì en la tierra?
al menos flores, al menos cantos.
(Così, semplicemente dovrò morire? Come periscono i fiori? Non resterà nulla che ricorderà il mio nome? Nulla che ricorderà il mio transito su questa terra? … Almeno fiori, almeno canti).
Poi, l’alter ego inizia a manovrare per spegnere il computer, quindi si alza, raccoglie le sue cose con l’evidente intenzione di andare via e fa per muoversi nella direzione di Lisa e Saverio che istintivamente si spostano per aprirgli il passo, ma inciampa e perde l’equilibrio cadendo sui due.
Saverio, con uno scatto felino, si posiziona in modo da trattenerlo, ma la figura dell’alter ego gli passa attraverso e per non cadere rovinosamente lascia il manoscritto mentre questo si trova a passare attraverso la sua aura. Con questo gesto riesce ad equilibrarsi ed evitare di cadere ma i fogli volano dappertutto.
Lisa è spaventata a morte, Saverio è rimasto interdetto, ma lo diventa ancora di più quando nota che l’alter ego raccoglie solo una parte dei fogli caduti, trascurandone una quantità simile, che però sembra essere circondata della stessa aura che circonda i loro corpi.
Poi, d’improvviso scompare tutto: i luccichii, l’alter ego, le sue dotazioni e tutto ritorna esattamente come prima, ad eccezione di una quantità di fogli sparsi disordinatamente.
Saverio pensa che la porta dimensionale si è chiusa, ma si chiede come mai si trovino li quei fogli. Azzarda una spiegazione ad alta voce anche per Lisa:
“Siamo tornati nel nostro mondo e nel nostro tempo”, dice, “e quella è una copia del manoscritto che si deve essere sdoppiato nel momento in cui il cavernicolo stava cadendo e l’ha lasciata nella nostra aura per equilibrarsi”.
La spiegazione sembra coerente e Lisa appare sollevata, ma insieme si ricordano della pianta all’entrata della grotta e si girano per verificare: non c’è più nulla.
Raccolgono con pazienza e riverenza i fogli sparsi, consci del fatto di avere il privilegio di maneggiare qualcosa che viene da un altro mondo, ma non ancora certi di non aver sognato tutto.
Lisa vuole andare via subito da quel posto incantevole, vuole allontanarsi il più possibile perché teme che quella porta possa riaprirsi. Non è distolta dal suo proposito nemmeno dalla curiosità di vedere cosa c’è scritto in quei fogli. Vanno via in fretta ripercorrendo il cammino a ritroso e una volta raggiunto il fuoristrada costringe Saverio a tornare indietro verso S. Elena de Uairen, senza dargli il tempo di esaminare i fogli.
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| Ristorante a S. Elena de Uairen |
Si sentono sollevati quando giungono nella cittadina animata ed indifferente; quell’indifferenza gli da definitivamente la certezza di far parte del loro mondo; per accentuare questa sensazione si concedono un pasto a base di dolci e succhi di frutta tropicale in un graziosissimo, discreto ed accogliente ristorante.
Poi si ritirano esausti nella Pensione dalla quale erano partiti e finalmente qui Saverio può soddisfare la sua curiosità; ordina i fogli secondo la loro sequenza numerata e si accorge che c’è anche la pagina con la foto della poesia degli indios messicani che aveva visto sul computer dell’alter ego.
Iniziando a leggere i due sono a dir poco sconcertati dalle similitudini che vi scoprono con la loro stessa vita: l’alter ego ha lo stesso nome di Saverio, è vissuto nella sua stessa città e descrive le medesime emozioni che ha provato lui.
Questo è quello che appare agli occhi di Saverio e di Lisa:










DSF
RispondiElimina(Pronuncia: Huesciotzingo)
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